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vacanza organizzata nelle marche presso i monti sibillini

Dai Monti Sibillini, la semplicità della confettura di mele rosa. Azienda Agricola Le Spiazzette della famiglia Gravucci

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Dai Monti Sibillini, la semplicità della confettura di mele rosa. Azienda Agricola Le Spiazzette della famiglia Gravucci

PROGRAMMA

La Famiglia Gravucci, dell'Azienda Agricola Le Spiazzette raccontano come il legame con il territorio dei Monti Sibillini è alla base di tutto quello che vogliono creare ogni singolo giorno, un prodotto all’altezza del luogo fatto di montagna ed aria pura e incontaminata.

 

Il territorio di cui oggi vi parleremo è uno dei più misteriosi della Marche perché indissolubilmente legato ad una figura leggendaria che si dice vivesse tra i monti della zona, ovverosia la Sibilla dell’Appennino, e da qui deriva proprio il nome di questa parte della fascia appenninica che divide il territorio marchigiano del centro - sud dall’Umbria, i Monti Sibillini.


Marche monti sibillini viaggi organizzatiSi narra che la Sibilla, profetessa, maga o fata, a seconda della leggenda che la coinvolge, dimorasse sul monte che prende proprio il suo nome e che di notte, scendesse a ballare con i pastori ed i contadini della zona, dando poi successivamente origine a quella che è la danza popolare tipica delle Marche: il Saltarello.


La leggenda narra che le fate della Sibilla, sue ancelle, avessero in tempi remoti, l’abitudine di uscire dalla loro dimora montana per andate di notte a danzare nei campi e a forza di muoversi lasciavano dei piccoli spiazzi nel terreno, degli spiazzi che oggi danno il nome all’Azienda Agricola Le Spiazzette della famiglia Gravucci, che da anni produce confetture con un prodotto antico conosciuto anche dagli romani, che sembrava essere andato perduto e che invece il signor Massimo Gravucci, quasi per sfida, ha deciso di ripiantare nei suoi terreni.

Stiamo parlando della mela rosa dei Sibillini, inserita tra i Presidi Slowfood.


Ad illustrarci la storia della famiglia Gravucci oggi c’è Martina, figlia del signor Massimo, la quale ci racconta che negli anni ’90 con suo padre, ascoltando i racconti degli anziani che con nostalgia parlavamo della coltura della mela rosa, all’epoca quasi scomparsa per far posto all’agricoltura estensiva, è nata  la scommessa di impiantare un frutteto per ricominciare a produrre questo storico prodotto dei Monti Sibillini.

Da lì poi iniziò anche il percorso della creazione delle confetture, un prodotto semplice come la terra, realizzate all’inizio in maniera molto casalinga, con il pentolone sopra la fornello, ci racconta Martina.

Marche confetture le spiazzette viaggi marcheNel corso degli anni la produzione di confetture si è poi perfezionata ed ampliata, si era partiti infatti con quella di mela rosa, fino ad arrivare oggi a vari abbinamenti come peperoncino e mela rosa o mela rosa e tartufo e molte altre, tutte combinazioni che nascono dalla grande ricchezza del territorio e della sua biodiversità, con uno sguardo alla sperimentazione e alla voglia di stuzzicare la fantasia e il palato di chi assaggia queste prelibatezze.


Martina ci spiega che il prodotto principe dell’azienda è la confettura, ma nel corso degli anni si sono inserite anche altre produzioni, come ad esempio quella delle “paccucce di Colmurano” ovverosia mele tagliate a spicchi, fatte essiccare e poi immerse nel vino cotto, un vino liquoroso della zona.


Il meleto di casa Gravucci oggi conta 700 piante di mele che guardano ai Monti Sibillini e proprio le condizioni climatiche di questa zona, in particolare l’escursione termica giornaliera e stagionale, donano caratteristiche peculiari a questo tipo di frutto, rendendolo assolutamente differente dalla produzione dei frutteti piantati in pianura.


Ma cosa rende questa mela così speciale?


Martina ci spiega che la mela rosa dei Sibillini è più piccola rispetto alle altre tipologie, ha una forma schiacciata alle estremità, è croccante e poco zuccherina e cosa assolutamente degna di nota è il fatto che il suo nome derivi dal fatto che il fiore emana un profumo di rose. Martina ci dice che fino a qualche settimana fa passeggiare per il meleto era un’esperienza meravigliosa, poiché il profumo di petali di rosa inebriava tutta l’aria circostante come se si stesse camminando nel bel mezzo di un roseto.


Continuando nel suo racconto, Martina ci spiega che nell’azienda, il prodotto è ciò che maggiormente conta, così come il rispetto dei cicli della naturali. È il signor Massimo colui che si occupa dagli innesti, della potatura e dei due soli trattamenti che si possono realizzare secondo il decalogo delle aziende biologiche.

Si passa poi alla raccolta che inizia a fine settembre e che dura circa un mese e dopo la quale parte la produzione di confettura che si protrae da ottobre fino a febbraio. Durante questa fase che prevede la sbucciatura e la cottura della frutta, non si aggiunge altro che succo di limone e una piccolissima quantità di zucchero a seconda della dolcezza del prodotto iniziale. Tutta la lavorazione si conclude con l’”invasettamento” che viene realizzato a mano e la sterilizzazione dei contenitori per garantire la conservazione fino a 3 anni dalla produzione.

Martina ci dice che chi acquista il loro prodotto si accorge subito della qualità e dell’attenzione che c’è dietro alla lavorazione della frutta, basta osservare infatti il colore e sentirne l’odore autentico svitando il tappo.


La famiglia Gravucci effettua tutto questo nel calore familiare, che però ha subito un imprevedibile scossone con il terremoto del 2016 che ha danneggiato irrimediabilmente l’abitazione familiare e il laboratorio. Tutto questo non ha però fermato la grande forza della passione dei Gravucci i quali hanno deciso di mettere autonomamente in sicurezza il proprio laboratorio per ripartire con più voglia di prima.


Il legame con il territorio è alla base di tutto e quello che qui si vuole creare, ogni singolo giorno, è un prodotto all’altezza del luogo in cui nasce, un luogo fatto di montagna ed aria pura e incontaminata.

Marche mele rosse sibillini viaggi marcheLa famiglia Gravucci, che vende il suo prodotto sul mercato italiano, punta ancora di più ad ampliare la conoscenza del territorio montano e dei suoi frutti accogliendo persone, poiché questa zona è in grado di dare tante possibilità e si presta da sempre alla creazione di eccellenti prodotti tipici che meritano di essere apprezzati da un vasto pubblico.
Proprio relativamente all’accoglienza, Martina ci spiega che prima del sisma si stava progettando la realizzazione di un sala degustazioni per ospitare persone in azienda anche in caso di brutto tempo, ma purtroppo il terremoto non ne ha ancora reso possibile la messa in pratica. Nonostante ciò nelle belle giornate estive alcune degustazioni vengono effettuate anche in abbinamento con altre tipicità della zona.

Martina si congeda dicendoci che nei prossimi anni spera di poter realizzare quella sala che da tempo la famiglia brama e farla magari diventare un ristorante di riferimento nella zona, inoltre nel giro di un anno confida anche di completare il passaggio dell’azienda al biologico continuando a creare prodotti naturali, sani, autentici e semplici, tutti aggettivi che si sposano in pieno con l’ambiente incontaminato della zona e lo stile di vita tradizionale marchigiano.



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