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vacanze nelle marche tra il verdicchio dei frati bianchi

Frati Bianchi: da un ettaro di vigneto a venti di Verdicchio

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Frati Bianchi: da un ettaro di vigneto a venti di Verdicchio

PROGRAMMA

Nel cuore delle Marche per un viaggio tra le prelibatezze del gusto nella Cantina di Vini Sparapani - Frati Bianchi

Nel cuore delle Marche, proprio sulla strada che collega i comuni di Serra San Quirico, Apiro e Cupramontana, si trova un luogo incantano, sospeso nel tempo: l’Eremo dei Frati Bianchi, un complesso monastico Camaldolese risalente all’XI secolo la cui particolarità sta nella sua struttura scavata nel tufo, la quale ancora oggi resiste al lavorio del tempo e degli agenti atmosferici.

 

In questa cornice di rara bellezza i “Frati Bianchi”, nome che deriva dal saio indossato da questi uomini di Chiesa, hanno pregato e lavorato per secoli, occupandosi in special modo dei campi e proprio qui, secoli e secoli dopo, la Famiglia Sparapani ha iniziato la sua avventura nel creare grandi prodotti, frutto del sudore e di una passione che è difficile non percepire quando si arriva in questo luogo.

 

Frati bianchi ristorante verdicchio e vinoOggi, ad accoglierci c’è Francesca Sparapani, una delle titolari di questa realtà insieme ai suoi fratelli Giuseppe e Paolo, e subito ci immergiamo nella storia dell’Azienda Vinicola SparapaniFrati Bianchi, una storia che sin dal principio trasuda fatiche, spirito di sacrificio e amore per una terra ricca di storia e tradizione.
Alla domanda circa la storia dell’attività, Francesca esordisce in una maniera che lascia molto sorpresi poichè l’arte del vino, familiarmente parlando, è quella che, vedendo i loro esordi nel 1934, meno li competeva, perché entrambe le famiglie dei genitori dei fratelli Sparapani erano dei commercianti di prodotti locali, con un solo ettaro di vigneto il quale permetteva una limitata produzione di vino sempre commerciato nella bottega che qui originariamente c’era. È negli anni ’80 che c’è avvenuto il cambio di passo, quando Settimio Sparapani assume la gestione dell’attività di smercio dei prodotti locali, diversificandola ed ampliandola fino a creare un bar.
Ma non perdiamo di vista il piccolo ed unico ettaro di vigna che Settimio aveva ereditato dal suocero, il quale gli aveva lasciato tutta la sua attrezzatura, ma purtroppo non era riuscito a tramandare l’arte del “fare vino”. Fortunatamente vivere in campagna in quegli anni, significava essere circondati da tante persone e così, sapendo cosa fosse il sacrificio, il duro lavoro e la volontà di sperimentare, la famiglia Sparapani si immerse in questa arte millenaria del vino e dai risultati ottenuti, gli sforzi sono stati eccellentemente ripagati nel corso degli anni anche da numerosi riconoscimenti.
Il vero cambio vitivinicolo, ci spiega Francesca, c’è stato negli anni ’90 – ricordiamo infatti che suo padre non era un agricoltore, non aveva l’arte del vino e quindi i suoi prodotti sono nati dalla sperimentazione, dal volersi mettere in gioco e dall’ascoltare i consigli dei contadini del posto – quando Giuseppe, uno dei figli, si è appassionato a questo mondo al punto di farne il proprio mestiere. Sempre negli anni ’90 c’è stato il cambio nella lavorazione, si è infatti passati dalla fermentazione naturale ad una fermentazione ad una temperatura controllata, riuscendo quindi ad avere un prodotto più amabile e bevibile. Quello è stato il vero cambio generazionale e nel 1995 è stata creata la prima bottiglia di Priore, uno dei prodotti storici dell’azienda, un vero prodotto di qualità che colpisce anche l’occhio grazie ad un’etichetta disegnata a mano che ritrae proprio un uomo di Chiesa.

 

Bottiglia priore viaggi organizzati nelle marcheNegli stessi anni è partito anche il progetto della ristorazione, grazie ad un azzardo di nonna Fiorina che vedendo spesso lavoratori nel suo bar chiedere panini, ebbe l’idea geniale di iniziare a proporre la cucina delle famiglie di campagna. I piatti che ancora oggi vengono proposti sono dei veri capolavori della gastronomia marchigiana, come i maccheroni con l’oca anche chiamati i “maccherò de o vatte”, perché pietanza regina dei contadini in fase di mietitura, o la crescia, una sorta di focaccia la cui ricetta proviene dal vicino paese di Apiro.

 


I fratelli Sparapani oggi portano avanti un’azienda di famiglia, i cui commerci sono nati da una nonna che a partire dagli anni ’30 ha iniziato a vendere i prodotti del suo territorio e questa è ancora la filosofia che contraddistingue questa attività: la volontà di vendere il proprio luogo di origine, il vino, il cibo e la tradizione marchigiana.
Le sfide da affrontare ogni giorno come piccola azienda sono innumerevoli, a partire da una poca conoscenza del prodotto e della realtà in cui nasce e si sviluppa – l’azienda conta 20 ettari di vigneto impiantati a Verdicchio, di cui una piccola parte con certificazione biologica – però i fratelli Sparapani di una cosa sono certi, una volta che si è assaggiato il “mondo Sparapani” del vino e del cibo e conosciuta la realtà familiare che c’è dietro, non si può non tornare ancora e ancora, grazie anche ad una offerta, per quello che concerne il vino, diversificata. Infatti “il buon bere”, secondo gli Sparapani, non è solo imbottigliato, ma anche sfuso, “una vecchia filosofia di papà” ci dice Francesca. Egli era infatti convinto del fatto che il vino buono, spesso associato alla bottiglia, non poteva essere solo un lusso che ci si poteva concedere una tantum, e qui Francesca torna a citare suo padre: “mia moglie da mangiare buono lo fa tutte le sere, perciò anche il vino deve essere sempre buono!”. E quindi hanno deciso di puntare anche sul vino sfuso, riscuotendo grande successo ed iniziando ad educare al buon bere sempre, non più solo come un lusso da concedersi sporadicamente. Questa è stata un’ottima mossa non solo per scacciare lo stereotipo del vino in cartone, spesso ed erroneamente associato alla cattiva qualità, ma anche per attrarre una fascia di età che prima poco frequentava la cantina, ovvero quella che va dai 20 ai 40 anni.

 


Sparapani azienda vacanze nelle marche vinoAscoltare questa narrazione è stato un vero piacere per l’udito, tanta è la passione che trapela dalle parole usate per descrivere la cura che c’è dietro ad ogni singola fase, dalle attenzioni al vigneto, alla raccolta del frutto che avviene rigorosamente a mano, dalla produzione del vino, all’imbottigliamento e ed infine al commercio delle etichette non solo in Italia, ma anche all’estero.

 


Negli anni a venire, questi tre fratelli, consigliati anche da una instancabile mamma, la signora Antonia, si sono prefissati l’obiettivo di accogliere sempre più persone nella loro azienda, poiché alla base di tutto, secondo loro, c’è e ci sarà sempre il concetto di “vivere la vigna e vivere la cantina”, dove tutto nasce e dove l’occhio e il palato trovano il loro perfetto habitat naturale.



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